Musical e Recital
fuse insieme
hanno battezzato quel genere assolutamente “americano” in cui
canzoni,
recitazione
e danza
formano un
solo grande, spesso maestoso, show. In Italia la
“Commedia
Musicale”,
quella che
ha avuto in Garinei e Giovannini i più prolifici e
fortunati
autori, è il genere più simile al Musical. Alcuni sostengono che la vera
“madre” del
Musical sia
invece l’Opera, ma le sue
origini
“troppo colte”
allontanano
questa ipotesi. Il
primo
musical risale a metà circa del 19° secolo. Ma più che di una scelta messa in
atto
per creare
qualcosa di nuovo,
“The Black
Crook”
(questo era
il titolo del musical) sembra
essere
andato in scena in questo modo per necessità ben diverse. Sembra infatti che
l’idea di
unire canto, ballo e recitazione sia dipesa dal fatto che la compagnia di ballo
e
canto fosse
rimasta
senza un teatro
, mentre
quella di recitazione si trovasse ad
affrontare
costi di
produzione decisamente più alti di quelli preventivati
. Di
conseguenza
fu utile per entrambi
unire le
forze.
Nel Musical
ogni parte artistica (canzoni, ballo e recitazione) concorre
in egual
misura
allo
sviluppo e allo svolgimento della storia. La trama si segue senza difficoltà, e
di solito è
tratta da
vicende
assolutamente popolari
, in cui il
pubblico è sempre riuscito a ritrovarsi.
Questo
aspetto non è assolutamente marginale per la diffusione del genere. Negli anni
della grande
depressione (1929) il Musical venne incentivato dallo stato americano per
portare
momenti di
svago
alla
popolazione estenuata dalla crisi. Storie divertenti, belle ed
orecchiabili
canzoni, balli acrobatici,
il lieto
fine garantito
,
la vittoria
certa del bene sul
male
,
rappresentavano, seppur attraverso una finzione, la speranza che
il sogno
americano
fosse ancora
vivo. Una funzione psico-sociale di grande importanza..
Se Hollywood
è la culla del cinema americano,
Broadway
lo è dei
Musical. È da questa
strada di
New York che si sono diffuse in tutto il mondo le più importanti opere di
questo
genere.
Il primo
Musical di un certo valore di cui si ha notizia fu
Il cantante
di jazz
di Alan
Crosland,
apparso nel 1927 con il marchio distintivo della Warner Bros. La casa di
produzione
aveva lanciato, l’anno precedente, un film-opera, il
Don Juan
sempre con
la
regia di
Alan Crosland, in cui per la prima volta nella storia del cinema veniva
sperimentato
il sonoro.
L’operazione fu fallimentare, e la famosa major rischiò la bancarotta, quando
il
successo del
Cantante di
jazz
le permise
di risollevarsi una volta per tutte. La storia, in
parte
un’autobiografia dell’attore Al Jolson è molto simile a tutte quelle che
caratterizzeranno
il Musical degli anni successivi, con la differenza che in questo caso
l’ostacolo
verso una carriera
di sicuro
successo per Jackie, il protagonista, era costituito
dal padre,
un ebreo russo emigrato negli Stati Uniti e cantore in una sinagoga, che voleva
fare del
ragazzo il
suo
successore nei canti liturgici
.
L’happy end
, con la
riconciliazione
di Jackie con il padre e il raggiungimento della fama e della popolarità, già
evidenziavano
la direttiva verso la quale il musical si sarebbe mosso anche in seguito,
così come
l’ambientazione (nel dietro le quinte di Broadway) avrebbe caratterizzato tutta
la
produzione
successiva.
Il musical
deve molto della sua fama soprattutto alle sue
trasposizioni
cinematografiche
.
È attraverso
questo mezzo che arrivarono a noi i primi grandi musical e i loro
indimenticabili
protagonisti. Una delle coppie di attori più importanti fu sicuramente quella
formata da
Fred Astaire
e Ginger Rogers
strabilianti
tip tap
, fecero
strabuzzare
gli occhi a tutto il mondo. Negli anni ’40 il musical vive un momento di crisi
dovuto
all’entrata in guerra degli Stati Uniti, ma soprattutto ad una
fase di
stallo del
genere
, in cui i
vecchi modelli (ed i vecchi eroi) su cui si basava il Musical, sembravano
incapaci di
portare quella ventata di novità
, di ridare
e ritrovare forza per
ritornare ad
entusiasmare il pubblico. Negli anni ’50 fu la volta di due altri
indimenticabili
protagonisti
del Musical americano:
Gene Kelly e
Stanley Donen
. Gene Kelly
divenne
famoso per
il suo modo di ballare molto più
“atletico”
rispetto a
quello di Fred Astaire.
Ancora oggi,
nonostante la danza si sia evoluta in maniera strabiliante, rivedere i suoi
numeri desta
ancora emozione ed entusiasmo. Il più celebre Musical interpretato da Kelly
(che
probabilmente è anche uno dei Musical più celebri in assoluto) è
“Cantando
sotto la
pioggia”
con
l’omonima e celeberrima canzone
“Singin’ in
the rain”.
Sempre negli
anni
’50
(esattamente nel 1954) venne messo in scena un altro Musical di grandissimo
successo:
“Sette spose
per sette fratelli”
. La storia
narra di s
ette
fratelli che vivono in
una casa
solitaria tra i monti: essendo rimasti orfani, sentono dolorosamente la
mancanza
di una donna
che si occupi della casa. Adamo, il maggiore dei fratelli, conosce Milly e la
sposa. Ma
Adamo non ha detto a Milly che nella casa tra i monti ci sono altri sei
omaccioni
a cui
badare... Oscar come "Migliore colonna sonora". Negli anni ’60 fu la
volta di
“West
Side Story”
, moderna
rivisitazione di Giulietta e Romeo, con le musiche meravigliose
scritte e
orchestrate dall’indimenticabile Leonard Bernstain. Da ricordare nello stesso
“Mary Poppins”
e
“My fair lady”.
Ma il
“Musical” è un genere che è sempre andato di pari passo di con i tempi. Così
gli anni
’70 vedono la
pubblicazioni di
“Hair”
(epopea
hippie con canzoni meravigliose come
“Acquarius”),
“Jesus Christ Superstar”
, e
“Grease”
(portata
sugli schermi dalla coppia
Travolta-Newton
John). Gli anni ’80 nascono la straordinaria
“Cats”,
che annovera
fra le
sue canzoni
“Memory” e che detiene il record di spettatori (oltre 50 milioni),
“Saranno
Famosi”
e
“A Chorus
line”
. Dopo quasi
un decennio di silenzio, nel 2001 il ritorno sul
grande
schermo del musical fu portato da
“Moulin
Rouge”
con
l’affascinante e molto
brava anche
nel canto Nicole Kidman. In fine negli ultimi anni il musical per teen
agers :“
High School
Musical”,
giunto già
al suo terzo episodio.
In Italia il
Musical venne riportato in auge da
Riccardo
Cocciante e Pasquale Panella
con l’ormai
conosciutissimo
“Gobbo di
Notre Dame”.
Il successo
inaspettato e senza
precedenti
ha innescato la nascita di tantissimi nuovi musical fra i quali
“Peter Pan”
(con musiche
dei Pooh), “
Robin Hood
”,
“Scugnizzi”
musicato da
Claudio
Mattone, e, ancora
dall’accoppiata Cocciante Panella
, con
“Giulietta e Romeo”.
C’è da dire
che, a differenza di quello che succede negli Stati Uniti, sembra che il
musical
italiano
venga vissuto dagli interpreti come una sorta di
ripiego
: ovvero, se
non si riesce
ad
intraprendere una carriera solista di successo si passa a fare i musical. A
guardare i
cast infatti
si nota che moltissimi ragazzi usciti da gare canore televisive (Amici in
primis)
sono
approdati a questo genere di spettacolo. Negli Stati Uniti il musical invece
non è visto
come una
“seconda scelta”, ma un genere artistico alla stregua di tutti gli altri.
A
prescindere dal fatto che qualsiasi forma di spettacolo musicale, se fatta
bene, è
importante,
sono convintissimo che il musical rappresenti
una forma
molto alta di
spettacolo
, e una
grandissima scuola di formazione, una sorta di “triathlon” dello
spettacolo.
Prima di tutto per l’inevitabile e fondamentale contatto con il pubblico, in
secondo
luogo perché, essendo un crocevia di forme di arte diverse, permette lo
sviluppo
totale
dell’artista
. Si è
costretti ad imparare l’interpretazione di un brano, si è costretti a
diventare un
po’ anche attori.
Sarebbe
importante e bello se questo genere di spettacolo fosse inserito in un progetto
didattico
sin dalle scuole medie.
Un modo
concreto e divertente
per
avvicinare i ragazzi
alla musica
vissuta in modo attivo. Cosa di cui il nostro paese
ha un
bisogno atavico.
ovviamente tanti film con musical. Decisamente per emozionare e direi che ci sono riusciti dato che hanno conquistato ormai più generazioni!
RispondiEliminaD'accordissimo! L'arte deve essere insegnata fin da piccoli perché aiuta a crescere interiormente. In Italia invece è ancora considerata un hobby come un altro.
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